ADACI- SEZIONE Nazionale

19/03/2020

Approccio al rischio nella supply chain e misure di contenimento

In seguito alla diffusione pandemica del Covid-19, partito meno di due mesi fa dalla lontana Wuhan (Cina) e ormai attivo in tutto il mondo, ma con particolare virulenza nel nostro Paese, in ADACI è emersa la necessità di comprenderne più approfonditamente gli effetti sulle imprese e contribuire nell’identificare appropriate modalità per orientare gli sforzi dell’associazione a supporto delle misure di contenimento definite dagli interventi del Governo: sensibilizzando opportunamente tutti gli associati e coinvolgendoli nella promozione di attività di mutuo soccorso dirette a favorire la business continuity, con un lavorio costante di manager ed imprenditori.

Per questo, ADACI ha reso disponibile ai soci la piattaforma restart-opportunity per velocizzare le attività di networking, per supportare le aziende che per prime sono state colpite, nell’intento di sviluppare un forte network relazionale al quale unire un’offerta smart composta da: best practices, informative degli sportelli, team ricerca e sviluppo, formazione online, eventi virtuali.

In particolare, è stato lanciato un questionario (disponibile al link: https://it.surveymonkey.com/r/3JLGHJP), con scadenza di compilazione a fine marzo 2020, per fotografare la risposta delle aziende nel momento più duro, mentre fronteggiano coraggiosamente un nemico invisibile ed insidioso.

Il questionario rimane poi disponibile per poterne rilevare gli aggiornamenti a cadenza mensile.

In questi giorni il nostro Paese sta attraversando momenti molto difficili, in cui la salute degli italiani è messa in pericolo e la tenuta del tessuto produttivo-economico è a rischio. Ci rendiamo tutti conto della gravità della situazione che stiamo vivendo. I manager e il loro staff sono chiamati alla loro massima responsabilità, adottando tutte le misure previste per le aziende commerciali e produttive, assicurando tutte le misure di contenimento e di protezione che la pericolosità della pandemia richiede.

Coloro che hanno risposto al questionario sono:

  • 24% Buyer, 28,6% CP0, 15 % SCM, 5% Direttori di Produzione, 27,4% di altre funzioni aziendali.
  • in aziende attive per l’80% nell’ambito della produzione e per il 20% dei servizi.
  • In aziende situate per il 30% nel Nord-Est, 35% nel Nord Ovest, 18% nell’Emilia Romagna, 8,5% in Toscana/Umbria e 8,5% nel Sud/Isole.

La fotografia comprende molti settori importanti, tra cui in primis: alimentare, farmaceutico, chimico, automotive, meccanica e automazione industriale, bancario e del mondo dei servizi.

Si tratta di un cluster di imprese significativo, che ha visto la partecipazione per oltre il 37% di aziende medie e di grande dimensione con oltre i 500 dipendenti e per la restante parte di PMI.

Si sono evidenziati aspetti positivi e negativi dell’approccio al rischio nella supply chain e delle misure di contenimento. L’aspetto positivo è legato alla proattività e alla rilevazione dei segnali deboli delle varie funzioni aziendali. L’aspetto negativo lo troviamo nella massima frequenza, un basso livello di sensibilità al rischio promosso dalla norma ISO 22301: 2019 (norma di Business Continuity).

L’interpretazione che possiamo osare è che la continuità operativa delle attività aziendali è intesa a tutela del patrimonio aziendale quali impianti e attrezzature, fonti di energia, salvaguardia dei dati e della tutela delle persone. Ma, questa volta, altro che interruzione! Siamo in una crisi che non separa gli ambiti di applicazione e non si limita all’applicazione della ISO 45001: 2018.

Il Covid-19 impatta su tutto: dal magazzino, alla logistica, alla sicurezza, ai rapporti commerciali, alla salute e sicurezza dei dipendenti (HSE), alla struttura ICT interna ed esterna all’azienda.

Tocca le persone in primis, e con esse la finanza, l’economia, la resilienza dei nostri territori.

Ampliando lo sguardo ai mercati internazionali, la crisi da sanitaria rischia un effetto domino di crisi economica per degenerare in finanziaria. La pandemia sanitaria, di fatto, entra in scena alla fine di un lungo ciclo espansivo e di ripresa per l’Europa. Si tenga conto che, in un recente intervento a Milano alla fine del 2019, il prof. Edward Altman, ospite alla CPO Lounge a Stresa, aveva dichiarato che tutti i governi avevano una leva finanziaria alta, con indebitamento significativi.

Ritornando alla survey possiamo sintetizzare le ricadute negative in:

  1. La rarità della presenza di una risorsa dedicata al “risk management” per raccogliere informazioni, gestire l’emergenza in modo coordinato e su più fronti. Risorsa che possa intervenire valutando la situazione con tutti gli stakeholders coinvolti interni ed esterni e faciliti la gestione dell’emergenza.
  2. Quando lo scenario è complesso lo si affronta con una adeguata task force. Task force interna alle aziende, mobilitata con la partecipazione di HR, COO, SCM, CPO, RLS, RSPP, Medico Competente e che si è relazionata con gli organi della Provincia, Confindustria, Sportelli Associativi, Professionisti ed Esperti per agire rapidamente nell’affrontare questo rischio di salute pubblica. Attività che diventa prioritaria rispetto alla routine.

Nonostante questo contesto, immediata e forte è stata la reazione dei supply chain manager e dei direttori acquisti per non compromettere la continuità aziendale nel breve. Ben consapevoli della possibilità di contagio, hanno immediatamente e con determinazione reagito in applicazione dei decreti, per oltre il 95% dei rispondenti.

Le azioni di business continuity, attuate prima del 12 Marzo 2020 dalle aziende rispondenti sono un esempio più che positivo della capacità delle nostre aziende di adattarsi velocemente ed essere resilienti.

Tra le misure di business continuity introdotte a tutela delle persone che sono state adottate nella maggioranza dei casi vi sono: smart-working, alternanza delle posizioni apicali in azienda, turnazione del personale presente in azienda, limitazione dei viaggi, limitazione delle riunioni in presenza, abolizioni di corsi in presenza e divieto di partecipare ad eventi, limitazione di interventi tecnici all’estero, rimodulazione degli incontri coni fornitori in modalità virtuale.

Con grande professionalità gli esperti del procurement e della logistica hanno dato priorità alle valutazioni di impatto: verifica delle coperture assicurative aziendali, verifica dei contratti fornitori e clienti nelle clausole di forza maggiore per la valutazione di impatto economico e finanziario e dando disposizioni per un piano di emergenza. Per il forte contatto con l’esterno, si è rilevata un’intensa attività di comunicazione ai fornitori ed alle parti interessate, per istituire precauzioni sia per l’incoming che per l’outbound. In questo ambito la situazione è variegata a seconda degli interlocutori e dei paesi con cui si relaziona l’azienda (fig.3):

Fig. 3 – A merce disponibile, si sono allungati i transit time delle azioni che sta attivando l’azienda

In questo momento di emergenza nazionale i criteri di efficienza ed efficacia passano in secondo piano rispetto alla tutela di tutte le attività aziendali nel loro complesso. I dati rilevano che la funzione ha mantenuto il focus sul mercato di acquisto, attivato rete di networking informativo lungo la filiera e la supply chain per anticipare la disponibilità di materiale. Situazione particolarmente critica per commodity di HSE; sia in Europa che nel mondo prodotti come disinfettanti e protezioni individuali (come le mascherine) scarseggiano e sono inferiori all’attuale domanda. In modo pragmatico la funzione ha dimostrato competenza e professionalità intraprendendo tutte le azioni possibili per il reperimento del materiale con serenità e lucidità. Dai prestiti di materiale alle misure alternative, alla ricerca di nuovi fornitori o alla sostituzione con servizi specializzati per assicurare igiene nei luoghi di lavoro.

Fig. 4 – Item e commodity di emergenza

A detta degli specialisti del settore la domanda crescente sia di disinfettanti che di mezzi di protezione individuale è dovuta in primis agli ospedali e al settore farmaceutico, per garantire il servizio di cura e la produzione di prodotti farmaceutici. Inoltre, il nuovo decreto sulla sicurezza dei luoghi di lavoro degli ultimi giorni ha esteso le misure di protezione anche in ambito industriale e di conseguenza c’è stata una nuova impennata di richieste. Nuovi produttori – di provenienza India, Turchia e Africa – si propongono con disponibilità di materiale e richiesta di pagamento anticipato: fornitori non noti, su cui occorre reperire informazioni in loco. La Cina, primo produttore mondiale di mascherine, aveva una produzione giornaliera, prima della pandemia, di 20 milioni di pezzi al giorno; nel giro di 2 settimane hanno convertito interi impianti di produzione raggiungendo la cifra giornaliera di 120 milioni di pezzi/giorno: https://www.corriere.it/esteri/20_marzo_12/coronavirus-nuovo-dominio-cinese-produzione-mascherine-antivirus-f79427ce-6441-11ea-90f7-c3419f46e6a5.shtml; ma ancora destinati al mercato interno. Solo dalla seconda metà di marzo il Governo cinese ha autorizzato una percentuale minima destinata all’export. Iniziano a mancare anche le tute di protezione, i guanti ed i disinfettanti intesi come presidio medico chirurgico (PMC). Per questi ultimi, i produttori non hanno aumentato i prezzi, ma hanno vincoli produttivi per saturazione e le produzioni vengono assorbite, quasi interamente, dagli Ospedali. Si sta sviluppando un nuovo mercato basato su prodotti di cosmesi contenenti almeno il 60% di alcool e viene segnalato come prodotto sostitutivo ai classici Gel disinfettanti lavamani, ove non sia richiesto specificatamente un presidio medico chirurgico.

Al momento i produttori di gel lavamani hanno difficoltà di approvvigionamento di materia prima (Alcool denaturato) – soprattutto dopo il blocco, in dogana, di alcune merci in arrivo da Francia e Germania – e non riescono a soddisfare la domanda di mercato. Si stanno esplorando nuove opportunità per il mercato interno dei produttori di alcool alimentare, le distillerie nazionali, aziende medio piccole locali che sono ormai invase da ordini.

I nostri professionisti, nel contempo, stanno giocando di anticipo sui mercati e hanno già messo in campo le attività di scouting, ricerca di prodotti alternativi e sostituzioni di prodotti normalmente in uso.

 Fig. 5 – Misure di contenimento degli Approvvigionamenti

Con l’allargarsi del numero dei contagiati ufficiali da Covid-19 in Italia è salito anche il numero di Paesi, in Europa e nel mondo, che ha deciso di adottare precauzioni nei confronti dei viaggiatori e merci che arrivano dall’Italia, fino a considerare la chiusura delle frontiere.  

È sicuramente opportuno avere informazioni aggiornate e capire se è possibile programmare trasporti, sbloccare merci, valutare un rinvio o un annullamento di viaggio e, infine, capire se si ha diritto a un risarcimento/rimborso.

Ricordiamo a tal proposito che fino al 3 aprile gli italiani possono viaggiare solo per comprovate esigenze di lavoro, necessità personali, motivi di salute o rientrare al proprio domicilio/residenza e che il Ministero degli Esteri sconsiglia ogni viaggio/spostamento non essenziale da quando la pericolosità di Covid19 è stata elevata al livello di Pandemia. La scelta degli organi direttivi di ADACI è stata di adottare, fin dall’inizio, il lavoro agile, puntando sulla fiducia e sulle persone dotate di opportuna connessione.

Conclusioni

Il DNA della funzione non è attendista. Lo stesso vale per tutti quei lavoratori che vivono l’azienda come se fosse loro. Chiudere equivarrebbe a contabilizzare perdite del patrimonio dell’azienda, con impatti devastanti anche sulla ripresa, mantenere attive le operatività primarie permette alle aziende di dare continuità.

Il tessuto industriale italiano è unico e costituito da piccole, medie e grandi aziende, ma vulnerabili in questa emergenza.
In questo contesto di grande incertezza, in concreto, l’azienda che si integra con la filiera dei fornitori e dei clienti riesce ad ampliare le informazioni e attivare strategie concordate e realizzabili anche nel brevissimo termine.

Riusciremo a salvaguardare la produzione delle filiere lunghe? Come nel farmaceutico con la chimica, packaging, logistica, manutenzioni e assistenza tecnica.

Nel nostro paese esistono ancora centri di eccellenza e piccoli settori che la globalizzazione non è riuscita ad eradicare. Quindi un’alternativa c’è sicuramente su cui possiamo contare.

Alla domanda su “quali ripercussioni leggete oggi nei vostri settori”, leggiamo: posticipo di ordini cliente, criticità nelle spedizioni, mancanza di materiali e annullamento di ordinativi. Ma chiudere significherebbe regalare ai competitor posizioni di mercato.

Abbiamo scoperto sulla nostra pelle quanto gli altri paesi tengano agli interessi economici. Per questo bisogna in tutti i modi bloccare la contaminazione del Coronavirus.

La situazione è grave, ma vogliamo pensare che in questa situazione tutte le parti in causa – politica, imprenditori e sindacato – sappiamo convergere verso un orizzonte comune, per il bene comune sociale, economico ed ambientale. Regole rigide, a tutela di tutte le componenti che fanno parte dell’azienda.

Combattiamo questo nemico insieme, uniti fianco a fianco, adottando comportamenti corretti e cauti, così come richiede la situazione. Manteniamoci consapevoli, operosi, solidali ed anche questa dura prova sarà superata.

Grazie per l’attenzione.

Federica Dallanoce                                                  Organi direttivi di ADACI        
Segretario Generale ADACI