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11/09/2026

Nuovo Regolamento appalti 2026: prende avvio la riforma europea del public procurement

Il 9 settembre 2026, la Commissione Europea ha adottato una proposta di Regolamento volto a riformare in modo organico la disciplina degli appalti pubblici nell’Unione europea.

Si tratta di un intervento di particolare rilevanza, destinato a modificare profondamente il quadro normativo europeo del public procurement. La proposta prevede infatti di accorpare in un unico atto normativo le tre direttive del 2014 relative agli appalti nei settori ordinari (Direttiva 2014/24/UE), nei settori speciali (Direttiva 2014/25/UE) e alle concessioni (Direttiva 2014/23/UE).

La principale novità riguarda la natura regolamentare del nuovo atto: a differenza delle direttive attualmente vigenti, il Regolamento sarebbe direttamente applicabile negli Stati membri, senza necessità di recepimento attraverso una normativa nazionale.

L’obiettivo è creare un quadro maggiormente uniforme, semplice e veloce, riducendo i margini di discrezionalità degli ordinamenti nazionali e rafforzando il funzionamento del mercato unico in un settore che rappresenta circa il 15% del PIL dell’Unione europea, per un valore complessivo stimato in circa 2.500 miliardi di euro.

Le principali novità

Semplificazione delle procedure

La proposta prevede una significativa razionalizzazione delle procedure di aggiudicazione, che verrebbero ridotte da cinque a tre.

Secondo le stime della Commissione Europea, la semplificazione potrebbe generare risparmi annuali per circa 650 milioni di euro, di cui circa 80 milioni a beneficio delle stazioni appaltanti e 570 milioni a favore degli operatori economici.

Il miglior rapporto qualità-prezzo come criterio standard

Il miglior rapporto qualità-prezzo (BPQR) diventerebbe il criterio standard per l’aggiudicazione degli appalti.

Particolare attenzione viene riservata ai criteri qualitativi, che comprendono aspetti ambientali, sociali, di innovazione, sicurezza e resilienza.

Tali criteri dovranno rappresentare almeno il 30% del valore dell’appalto, percentuale che sale al 50% per i contratti ad alta intensità di manodopera.

Le stazioni appaltanti potranno discostarsi da tali soglie, ma dovranno motivare come intendano garantire comunque un adeguato livello qualitativo della prestazione, anche attraverso la definizione di requisiti minimi.

Verso una piattaforma digitale unica europea

Uno degli elementi più innovativi riguarda la creazione di un mercato digitale europeo integrato per gli appalti pubblici, basato sull’interconnessione e sull’interoperabilità delle piattaforme nazionali di e-procurement.

Un servizio elettronico europeo consentirebbe di verificare, attraverso un profilo digitale interoperabile, le cause di esclusione, i requisiti di partecipazione e l’origine degli operatori economici, collegandosi alle banche dati nazionali.

Alla base del sistema vi sarebbe il principio “once-only”, secondo cui le stazioni appaltanti non dovrebbero richiedere nuovamente informazioni e documenti già disponibili presso le pubbliche amministrazioni.

La Commissione stima risparmi annuali di circa 220 milioni di euro per gli acquirenti pubblici.

Ogni Stato membro dovrebbe inoltre istituire uno spazio nazionale dei dati sugli appalti, collegato al Public Procurement Data Space europeo, per monitorare concorrenza, accesso delle PMI, sostenibilità e possibili rischi di frode e corruzione.

Reciprocità e tutela delle imprese europee

La proposta introduce inoltre nuovi strumenti di tutela per gli operatori economici europei nei confronti delle imprese di Paesi terzi che non garantiscano condizioni di reciprocità.

In presenza di determinate condizioni, la Commissione europea potrebbe limitare o vietare l’accesso al mercato unico degli appalti agli operatori provenienti dal Paese interessato.

Sicurezza e infrastrutture critiche

Particolare attenzione viene dedicata agli appalti sensibili e alle infrastrutture critiche.

Le stazioni appaltanti dovrebbero considerare, nei casi previsti, aspetti legati alla sicurezza pubblica e informatica, al rischio di indebita influenza da parte di soggetti collegati a Paesi terzi e alla diversificazione delle catene di approvvigionamento.

L’obiettivo è rafforzare la resilienza e la capacità di risposta alle situazioni di crisi, integrando gli aspetti di sicurezza nella gestione delle procedure di procurement.

L’iter legislativo

La proposta dovrà ora proseguire il proprio percorso presso il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea.

È importante sottolineare che, in questa fase, le direttive vigenti restano pienamente applicabili e le procedure di gara già in corso non saranno interessate dalla proposta.

Il nuovo quadro normativo entrerà in vigore solo al termine dell’iter legislativo e secondo le modalità previste dal Regolamento.

È inoltre previsto un periodo transitorio di due anni, finalizzato a consentire agli Stati membri di adeguare i sistemi informativi e le strutture amministrative.

Cosa cambia per le stazioni appaltanti italiane?

Qualora la proposta venga approvata, il futuro Regolamento europeo sarà direttamente applicabile agli appalti sopra soglia comunitaria.

Il D.Lgs. 36/2023 e successive modifiche, invece, continuerà a trovare applicazione per gli appalti sotto soglia e per gli aspetti non disciplinati dal Regolamento europeo.

Uno dei principali temi della fase di adeguamento sarà quindi il rapporto tra la nuova disciplina europea e il Codice dei contratti pubblici italiano, con possibili rilevanti ricadute sull’organizzazione delle stazioni appaltanti, sui sistemi digitali e sulle modalità di gestione delle procedure.

La proposta della Commissione rappresenta dunque un primo passo verso una profonda evoluzione del public procurement europeo, con l’obiettivo di semplificare le procedure, aumentare la qualità della spesa pubblica, rafforzare la digitalizzazione e la resilienza delle catene di approvvigionamento e creare condizioni maggiormente uniformi all’interno del mercato unico.

Clicca qui per consultare il testo della proposta di Regolamento